Mostri della Universal: La Mummia

La Mummia (1932) è convenzionalmente considerato un classico del cinema horror, ma per chi è capace di apprezzarne la poesia, è più di qualsiasi altra cosa la più toccante storia d' amore mai raccontata sul grande schermo, la cui ambientazione macabra - che prende spunto dalle leggende legate alla tomba di Tutankhamon - dona alla narrazione un fascino unico. Un gruppo di archeologi inglesi in missione a Tebe, leggendo un antico papiro, risvegliano da un sonno millenario il sacerdote Imhotep (interpreato Boris Karloff) che ha la prontezza di rubare il papiro e l' astuzia di nascondersi, per poi riprensentarsi, dopo oltre un decennio, con un' identità più consona ai tempi moderni: Ardath Bey.
Devozione e zelo per realizzare il suo unico obiettivo: riportare in vita la sua amata Anck-Su-Namun. Si servirà di un gruppo di archeologi per accedere alla sua tomba, e per un bizzarro gioco del destino,  riconoscerà nella fidanzata di uno dei membri dell' equipe la reicarnazione di Anck-Su-Namun. Purtroppo esiste un solo modo per renderla immortale e risvegliare in lei i ricordi della sua precedente vita: un rito sacrificale.
Ardath Bey non riuscirà a portare a termine il rito, al quale perfino la dea Iside di opporrà; scelta assolutamente in linea con la tradizione Universal che vuole il mostro come vera vittima della vicenda. A commuovermi è la perseveranza di quest' uomo innamorato che dopo aver sconfitto la morte sfida il tempo, la modernità, gli dei e la vita stessa per ricongiungersi alla sua donna. Vi confesso che insieme a L' Uomo Bicentenario questo è il film che guardo quando voglio emozionarmi perchè sono storie che raccontano l' amore vero, che supera gli ostacoli terreni e propongono due concetti fuori dal comune (e più in armonia con le mie fantasie) di "eternità".


Nota: In questo caso mi è sembrato superfluo soffermarmi sul lavoro di make-up di Jack Pierce (eccellente come sempre!)  e sui sequel e remake perchè nessuno è all' altezza dell' originale.

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