Se avessi una macchina del tempo.... Speciale Fiere

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Tra gli eventi storici che visiterei con la mia ipotetica macchina del tempo¹ ci sono numerose fiere e rassegne, perchè da sempre è lì che il futuro viene presentato al grande pubblico e voi capirete che per una del presente, fissata con il retro-futuro, visitare una fiera futuristica del passato sarebbe il top! Ne ho tante in mente, ma rispetterò il format della rubrica proponendone solo tre.

¹ condivido con voi questa mia follia da questo post


     Prima e ovvia fermata: 1939 alla mitica New York World's Fair! Già mi ci vedo con abito sotto al ginocchio, sotto al braccio di mio marito con giacca e borsalino, nostro figlio con pantaloncini bretelle che passeggiamo per la supermegafiera newyorkese con lo sguardo esaltato e il badge con la scritta "I have seen the Future". Ammiriamo la città del futuro progettata da Norman Bel Geddes proposta sotto forma di plastico con mezzo milione di edifici e 50.000 veicoli dalle forme aerodinamiche.


Nonostante la mia passione per l' architettura non è il lavoro di Gebbes per la General Motors ad emozionarmi di più, bensì la storica performance di Elektro al padiglione Westinghouse. Elektro è robot a cui sono molto affezionata, è il più celebre tra i robot fumatori e perditempo degli anni '30 - '40 -  lo adoro! -

 
Elektro - New York World's Fair 1939 video ►

     Seconda fermata 20 Settembre 1928, Exhibition of the Society of Model Engineers di Londra precisamente al Royal Horticultural Hall per incontrare un altro robot: Eric.
L'immagine di Eric che si alza è estremamente suggestiva, un pò inquietante la rigidità del suo saluto che ricorda vagamente quello romano. Ovvio che ogni conquista tecnologica per essere apprezzata appieno deve esser vista immedesimandosi in quel preciso contesto storico: così un gesto semplice di una macchina acquista un significato diverso da quello che avrebbe oggi.

Eric il Robot - Londra, 20 Settembre 1928 video ►

     Terza e ultima fermata: 10 Luglio 1957, Roma per la IV rassegna Tecnologica Internazionale, anche qui per un robot, questa volta tutto italiano: Romoletto. Amo particolarmente questo video per l' Italia che rappresenta: lontana anni luce da quella di oggi ormai quasi priva di ottimismo, creatività e speranza per il futuro.


- Ovviamente ammirazione e felicità anche per l' appena nata FIAT 500! -

potendo andare a spasso nel tempo 
quale fiera o rassegna tecnologica visitereste?

pic of the week #18

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Robbie nei Gremlins: non ci avevo mai fatto caso!!!

Alwin Nikolais ♥

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 Tensile Involvement - 1955

 imago 1963

Galaxy 1963 
 
Liturgies - 1985


per saperne i più wikipedia

Superglamourspaceballs ♥

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Dopo le balle spaziali di Salvador Dalì e del gruppo Haus-Rucker-Co ecco quelle superglamour fotografate da Melvin Sokolsky nel 1963 per la rivista di moda Harper's Bazaar


Melvin Sokolsky - Bubble Series, Parigi 1963 
per sapere di più sokolsky.com

Nel 2000 i telefoni faranno tutto loro (1962)

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Da quando il web-master Lorenzo Gigante ha condiviso la sua scoperta, il profetico articolo pubblicato su Trapani Nuova il 26 giugno 1962 ha fatto il giro del web; una previsione tanto precisa sul futuro della telefonia da sembrare a tutti una gigantesca bufala. Onestamente penso che a fare scalpore non sia l'articolo in se, ma il fatto che sia stato pubblicato a suo tempo su un giornale locale. Nessuno mostra sgomento o tantomeno mette in discussione la veridicità degli articoli che scova continuamente Matt Novak di PaleoFuture. Aldilà del clamore trovo questo testo molto interessante e inerente con i temi di questo blog:

Secondo tre esperti americani 
Nel 2000 i telefoni faranno tutto loro 

Leggeremo i giornali attraverso la rete telefonica 
e potremo anche servircene per le operazioni di banca 

Tre dirigenti dell’American Telephone and Telegraph Company, gli ingegneri J.H. Felker e C.M. Mapes e il dr. H.M. Boettinger hanno azzardato alcune previsioni sulla evoluzione della telefonia verso il 2000 nel corso di un’intervista radiofonica concessa al programma nazionale «Dimension» della C.B.S.. I tre esperti ritengono che, tanto per cominciare, i giornali del mattino saranno diffusi direttamente in «facsimile» attraverso la rete telefonica. Fatta la colazione e letto il giornale telefotografico, l’uomo d’affari deciderà magari di restare a casa per non trovarsi in qualche ingorgo del traffico, senza, tuttavia, trascurare le sue attività. Servendosi del «videofono», il cui schermo sarà molto più efficiente e più chiaro degli attuali televisori, potrà mettersi in contatto con l’ufficio o, addirittura, convocare una conferenza con i corrispondenti o i soci in differenti località. Ma il marito non sarà l’unico a beneficiare del progresso. La moglie potrà ricorrere al servizio telefonico per evitare le faticose maratone nei negozi. Con occhi attenti seguirà sullo schermo a colori del videofono le spiegazioni dei negozianti e analizzerà la merce esposta, prima di passare l’ordinativo. I tre esperti americani prevedono che la famiglia di domani adopererà il telefono anche per ricevere in casa programmi educativi, artistici e culturali. Apparecchi televisivi a circuito chiuso allacciati con la rete telefonica diffonderanno nelle case lezioni scolastiche , conferenze con proiezioni e visite ai musei. Potranno anche permettere la lettura degli ultimi libri senza neppure costringere l’interessato a recarsi in biblioteca per il prestito. In viaggio al gente potrà disporre del telefono sulle autovetture, sugli aerei e in qualsiasi altro mezzo. Si potrà chiamare qualsiasi utente in qualunque parte del mondo mediante al teleselezione. Tuttavia, non occorrerà formare il numero e il prefisso corrispondente alla città sul telefono. Basterà segnalare il numero al telefono e questo tradurrà la voce in impulsi elettrici. Le conversazioni assorbiranno solo una piccola parte del traffico sulle linee telefoniche. Si prevede che già dal 1975 il volume dei dati commerciali trasmessi per mezzo delle linee telefoniche supererà quello delle conversazioni. Sono in via di perfezionamento apparati «data-phone» in grado di trasmettere 3.000 parole al minuto, in maniera da consentire ad un cervello elettronico di rivolgersi ad un’altra macchina analoga a velocità di gran lunga superiore a quelle dell’uomo. Una di queste macchine collegate alla rete telefonica potrà leggere l’inventario di un magazzino e, fatti i debiti calcoli, chiamerà un’altra macchina del magazzino centrale per ordinare le provviste per il giorno successivo. Nel 2000 la gente si servirà del telefono anche per le operazioni di banca, Gli assegni si scriveranno con inchiostro magnetico che potrà essere letto da apposite macchine nelle banche. Le macchine provvederanno non solo ad avallare l’assegno ma anche a registrare l’operazione sul conto individuale.

Trapani Nuova, Settimanale di Politica Attualità e Sport 26 giugno 1962  pdf

per saperne di più La Stampa - Il Mattino - Internazionale

Mostri della Universal: Frankenstein

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Boris Karloff in Frankenstein - 1931

Qualsiasi sia la tua età o il tuo background culturale quando senti "Frankenstein" la prima immagine che ti viene in mente è quella di Boris Karloff con la testa quadrata e i bulloni ai lati del collo; questo perchè è stato proprio la sua caratterizzazione nel film "Frankenstein", diretto da James Whale, a trasformare il mostro vittoriano di Mary Shelley in eterna icona del cinema horror. Prima del 1931, esisteva un' unica trasposizione cinematografica del romanzo, diretta da James Searle Dawley nel 1910 video ► che non influenzò particolarmente Whale che preferì ispirarsi alla versione teatrale di Peggy Webling "Frankenstein: an Adventure in the Macabre" del 1927 e più generalmente all' espressionismo tedesco. Dalla versione teatrale eredita la strana usanza di non inserire nei credits il nome dell' attore che interpreta il mostro (infatti troviamo la dicitura Monster......?). Mi ha stupito molto che a differenza del romanzo, in cui la creatura diventa addirittura prolissa, nel film è muta, ma devo dire che la cosa aggiunge molta drammaticità alla narrazione.

Una delle più belle scene della storia del cinema: 
La creatura vede per la prima volta la luce e tenta di afferrarla

La sublime interpretazione Karloff ci porta a provare empatia per la "bestia", sdegno per l' abbominevole esperimento dello scienziato e rabbia per l' isteria collettiva che ne deriva. L' attore non si è mai riferito al suo personaggio chiamandolo mostro, consapevole del fatto che la creatura di Frankenstein è il ruolo che lo ha reso famoso oltre che la vera vittima della storia. Soprattutto nel sequel la sua interpretazione è più commovente che spaventosa. L'unica cosa che non ho apprezzato molto è il fatto che viene attribuito l' istinto omicida della creatura ad uno stupido errore dell' aiutante del Dottor Frankestein per cui la creatura si ritrova il cervello di un criminale. Mi sarebbe bastato che l' ira della bestia scaturisse semplicemente dal comportamento aggressivo dei paesani, come accade nel romanzo. L' errore servirà solo nel secondo sequel Il figlio di Frankenstein, per difendere la memoria del Dottor Frankenstein.

  

a sinistra: il make-up in cotone collodio di Karloff per il film Frankenstein 1931
a destra: 1935 Karloff indossa una più confortevole calotta in gomma precostruita da Pierce per il film "La moglie di Frankenstein"

È di fondamentale importanza il lavoro di Jack Pierce, fiore all' occhiello della Universal, che per l' occasione creò il più memorabile make-up di scena di tutti i tempi. Karloff all'epoca delle riprese era poco più che un emergente e per questo si mostrò particolarmente disponibile a sopportate le torture dell' eccentrico Pierce: il trucco veniva "montato" scrupolosamente ogni giorno (considerate che il film è stato girato in estate!) il costume era molto pesante, tanto da causargli perfino dei danni fisici (la figlia ha rivelato che successivamente alle riprese fu operato alla schiena tre volte per gli sforzi fatti sul set). La scelta dell' attore di togliersi un ponte ai denti, fu la ciliegina sulla torta, quella profonda fossetta lo rese più cadaverico e asimettrico: geniale!

lo studio del Dottor Frankenstein

Il verticalismo della scenografia risulta particolarmente efficace per mantenere il carattere gotico dell' opera. La pellicola, vera pietra miliare della storia del cinema, ha creato molti clichè del genere. Le apparecchiature dello studio, vagamente ispirate a quelle nel film Metropolis di Fritz Lang (1927), sono state utilizzate anche per altre produzioni della Universal, cosa che ha contribuito alla costruzione nell' immaginario collettivo dello standard estetico per tutti gli studi degli "scenziati pazzi" successivi. Altra grande trovata fu l' utilizzo delle luci alla Rembrandt, ovvero con una centrale e una di lato davanti la scena, in modo da creare dei forti chiaroscuri sui volti dei protagonisti e generare contrasto con i fondali.

Elsa Lanchester (con la sua mitica parrucca!) 
interpreta Mary Shalley nel prologo e la donna artificiale di Pretorius

Come raramente accade il sequel "La moglie di Frankenstein" del 1935 è ancora più bello dell' originale. Mentre il primo film viene introdotto da un presentatore che prepara il pubblico alla sconcertante storia che sta per iniziare, il secondo film ha come prologo una scena con Lord Byron, Mary e Percy Shelley mentre parlano della storia scritta da Mary sottolineando come una personcina tanto a modo fosse capace di scrivere cose tanto orrende.

la scena toccante in cui il mostro fa amicizia con un ceco 

Nel film la creatura inizia a fatica ad esprimersi verbalmente senza però riuscire comunque a spiegarsi. Particolarmente toccante la scena in cui si ripara a casa di un ceco che, senza alcun pregiudizio, lo tratta da amico. Fantastico l' ambiguo Dottor Pretorius "padre" della donna artificiale anch' essa impaurita dalla creatura di Frankenstein. L' ultimo Frankenstein interpretato da Boris Karloff è "Il figlio di Frankenstein" diretto da Rowland V. Lee nel 1939. Di questo film ho amato molto le scenografie e l'interpretazione di Bela Lugosi del personaggio di Ygor. La Universal ha continuato a girare film su Frankenstein che ovviamente posseggo, ma non ho ancora avuto modo di vedere - sono molto fiera di essermi regalata il cofanetto con tutti i mostri della Universal!!! Quando li avrò visti vi farò sapere! Ah dimenticavo:

L' equivoco del nome...
Basta leggere i titoli dei film per capire che sia stata proprio la Universal a diffondere l' equivoco che vuole la creatura omonima del suo creatore. L' origine di questo errore è dovuto alle versioni teatrali del primo '900 che presentava la creatura come appendice/alter ego del Dott. Frankestain, tanto da avere perfino lo stesso costume di scena (stile dottor Jekyll Mr Hyde). Nel film "Il Figlio di Frankestain" il protagonista spiega che è la gente ormai identifica nel loro cognome la mostruosità.