Mostri della Universal: Frankenstein

Boris Karloff in Frankenstein - 1931

Qualsiasi sia la tua età o il tuo background culturale quando senti "Frankenstein" la prima immagine che ti viene in mente è quella di Boris Karloff con la testa quadrata e i bulloni ai lati del collo; questo perchè è stato proprio la sua caratterizzazione nel film "Frankenstein", diretto da James Whale, a trasformare il mostro vittoriano di Mary Shelley in eterna icona del cinema horror. Prima del 1931, esisteva un' unica trasposizione cinematografica del romanzo, diretta da James Searle Dawley nel 1910 video ► che non influenzò particolarmente Whale che preferì ispirarsi alla versione teatrale di Peggy Webling "Frankenstein: an Adventure in the Macabre" del 1927 e più generalmente all' espressionismo tedesco. Dalla versione teatrale eredita la strana usanza di non inserire nei credits il nome dell' attore che interpreta il mostro (infatti troviamo la dicitura Monster......?). Mi ha stupito molto che a differenza del romanzo, in cui la creatura diventa addirittura prolissa, nel film è muta, ma devo dire che la cosa aggiunge molta drammaticità alla narrazione.

Una delle più belle scene della storia del cinema: 
La creatura vede per la prima volta la luce e tenta di afferrarla

La sublime interpretazione Karloff ci porta a provare empatia per la "bestia", sdegno per l' abbominevole esperimento dello scienziato e rabbia per l' isteria collettiva che ne deriva. L' attore non si è mai riferito al suo personaggio chiamandolo mostro, consapevole del fatto che la creatura di Frankenstein è il ruolo che lo ha reso famoso oltre che la vera vittima della storia. Soprattutto nel sequel la sua interpretazione è più commovente che spaventosa. L'unica cosa che non ho apprezzato molto è il fatto che viene attribuito l' istinto omicida della creatura ad uno stupido errore dell' aiutante del Dottor Frankestein per cui la creatura si ritrova il cervello di un criminale. Mi sarebbe bastato che l' ira della bestia scaturisse semplicemente dal comportamento aggressivo dei paesani, come accade nel romanzo. L' errore servirà solo nel secondo sequel Il figlio di Frankenstein, per difendere la memoria del Dottor Frankenstein.

  

a sinistra: il make-up in cotone collodio di Karloff per il film Frankenstein 1931
a destra: 1935 Karloff indossa una più confortevole calotta in gomma precostruita da Pierce per il film "La moglie di Frankenstein"

È di fondamentale importanza il lavoro di Jack Pierce, fiore all' occhiello della Universal, che per l' occasione creò il più memorabile make-up di scena di tutti i tempi. Karloff all'epoca delle riprese era poco più che un emergente e per questo si mostrò particolarmente disponibile a sopportate le torture dell' eccentrico Pierce: il trucco veniva "montato" scrupolosamente ogni giorno (considerate che il film è stato girato in estate!) il costume era molto pesante, tanto da causargli perfino dei danni fisici (la figlia ha rivelato che successivamente alle riprese fu operato alla schiena tre volte per gli sforzi fatti sul set). La scelta dell' attore di togliersi un ponte ai denti, fu la ciliegina sulla torta, quella profonda fossetta lo rese più cadaverico e asimettrico: geniale!

lo studio del Dottor Frankenstein

Il verticalismo della scenografia risulta particolarmente efficace per mantenere il carattere gotico dell' opera. La pellicola, vera pietra miliare della storia del cinema, ha creato molti clichè del genere. Le apparecchiature dello studio, vagamente ispirate a quelle nel film Metropolis di Fritz Lang (1927), sono state utilizzate anche per altre produzioni della Universal, cosa che ha contribuito alla costruzione nell' immaginario collettivo dello standard estetico per tutti gli studi degli "scenziati pazzi" successivi. Altra grande trovata fu l' utilizzo delle luci alla Rembrandt, ovvero con una centrale e una di lato davanti la scena, in modo da creare dei forti chiaroscuri sui volti dei protagonisti e generare contrasto con i fondali.

Elsa Lanchester (con la sua mitica parrucca!) 
interpreta Mary Shalley nel prologo e la donna artificiale di Pretorius

Come raramente accade il sequel "La moglie di Frankenstein" del 1935 è ancora più bello dell' originale. Mentre il primo film viene introdotto da un presentatore che prepara il pubblico alla sconcertante storia che sta per iniziare, il secondo film ha come prologo una scena con Lord Byron, Mary e Percy Shelley mentre parlano della storia scritta da Mary sottolineando come una personcina tanto a modo fosse capace di scrivere cose tanto orrende.

la scena toccante in cui il mostro fa amicizia con un ceco 

Nel film la creatura inizia a fatica ad esprimersi verbalmente senza però riuscire comunque a spiegarsi. Particolarmente toccante la scena in cui si ripara a casa di un ceco che, senza alcun pregiudizio, lo tratta da amico. Fantastico l' ambiguo Dottor Pretorius "padre" della donna artificiale anch' essa impaurita dalla creatura di Frankenstein. L' ultimo Frankenstein interpretato da Boris Karloff è "Il figlio di Frankenstein" diretto da Rowland V. Lee nel 1939. Di questo film ho amato molto le scenografie e l'interpretazione di Bela Lugosi del personaggio di Ygor. La Universal ha continuato a girare film su Frankenstein che ovviamente posseggo, ma non ho ancora avuto modo di vedere - sono molto fiera di essermi regalata il cofanetto con tutti i mostri della Universal!!! Quando li avrò visti vi farò sapere! Ah dimenticavo:

L' equivoco del nome...
Basta leggere i titoli dei film per capire che sia stata proprio la Universal a diffondere l' equivoco che vuole la creatura omonima del suo creatore. L' origine di questo errore è dovuto alle versioni teatrali del primo '900 che presentava la creatura come appendice/alter ego del Dott. Frankestain, tanto da avere perfino lo stesso costume di scena (stile dottor Jekyll Mr Hyde). Nel film "Il Figlio di Frankestain" il protagonista spiega che è la gente ormai identifica nel loro cognome la mostruosità.